critiche - Gino Taborro

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critiche

Poesia che il poeta vorrebbe gridare, questo è il fine lirico di Gino Taborro.
È lo stare uniti il motto nascosto della sua lirica ed è la guida per tutta la sua vita. Un desiderio mai colmo, una nostalgia perenne, un rincorrersi tenendosi per mano, una tenerezza persistente nella ricerca della pienezza di vita comune che rischia il tracollo e la dispersione.
La lirica scorre limpida e colma di espressioni e stati d’animo che inducono all’ottimismo.
La festa, l’abbraccio sono i simboli ed il monito di un “volersi bene” per forza, per tenacia, per virilità d’intenti, un fluire ricorrente d’intese che generano il benessere di amarsi ad ogni costo, “un sogno di noi contadini”, saggezza lontana, ma inconfutabile.

(Prof.ssa Elisa Redaelli)

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Poesia “Vorrei” di Gino Taborro
Una originale creazione poetica che Gino Taborro ha composto ripercorrendo il cammino infantile dei desideri: "A Natale / i bambini chiedono un dono".
A seconda del sesso domandano una bambola, un trenino, un cagnolino, un telefonino, ma questo giudizioso bambino si rivolge a Gesù Bambino per chiedere una cosa sacrosanta.
I genitori si sono divisi, cosa questa molto diffusa oggi, ebbene, il fanciullo si rivolge al Bambino Gesù chiedendogli che faccia la grazia di far congiungere la sua famiglia, che faccia tornare nella sua casa la concordia coniugale, magari offrendosi di prendere per mano entrambi i genitori e farli riappacificare.
Una elementare creazione poetica, ma che ha un suo profondo significato di attualità.
Lo sfascio delle famiglie, che è molto sentito dai minori, è una piaga dei nostri tempi e Gino Taborro pensa di rivolgersi a Chi ha potere per far tornare la quiete nella sua casa.
Un desiderio che, riteniamo, viene rinchiuso negli animi di tanti bimbi!

(Pacifico Topa)


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